Era il 2015, il boom delle startup, quando bastava una buona intuizione per sentirsi addosso la voglia di trasformarla in qualcosa di concreto, di rendere reale qualsiasi sogno. Ho cavalcato anch’io quell’onda, con diversi progetti e diversi team, ma uno più di tutti mi ha dato enormi soddisfazioni, SaMurra, l’app che ha portato l’antico gioco sardo della morra dentro uno smartphone. In questo articolo voglio raccontarvi com’è nata questa piccola avventura.
SaMurra è uno dei progetti a cui sono più legato in assoluto, perché unisce due cose che mi appartengono indissolubilmente, il design e la Sardegna. È l’app che ho ideato per portare “sa murra”, l’antico gioco della morra, dalle piazze dei paesi allo schermo di uno smartphone, per renderlo un social game per tutti e in ogni momento.
Tutto è nato da un’idea semplice. La morra è un gioco fatto di intuizione, matematica, voce e istinto, che si combinano in una sfida con mani e numeri che si sommano velocemente. Diffuso in tutto il Mediterraneo e ancora oggi presente in ogni festa paesana sarda, ha da sempre legato generazioni diverse, che attraverso questo gioco si sfidano creando incontri spettacolari, a volte veri e propri canti ritmati dove ogni punto raccolto sfocia in una rima, spesso divertente, che strappa un sorriso agli spettatori.
Un giorno, al rientro da una festa paesana, mi sono chiesto se fosse possibile digitalizzarlo senza perderne l’anima, e ho iniziato a lavorarci, covando l’idea per un po’ prima di darle forma in qualcosa di usabile e divertente. Da giocatore occasionale, il mio obiettivo era omaggiare una tradizione, non snaturarla. È la direzione che ha guidato ogni scelta del progetto.
Ho curato l’ideazione e tutta la parte di design, il logo, l’identità visiva e la grafica dell’applicazione (UX/UI), e inizialmente anche l’interfaccia in HTML e JavaScript. Lo sviluppo tecnico è stato realizzato in una prima versione su Facebook da Giovanni Arixi (cuoriilabs.com) e poi nella versione nativa sugli store ufficiali da Davide Mainas.
Dopo il primo prototipo su Facebook, presentato a Sinnova, il salone dell’innovazione di Cagliari, il progetto ha preso piede ed è cresciuto fino a diventare l’app vera e propria, arrivata negli store nel 2017 e tuttora presente su iOS e Android.
Come si trasforma un gioco tradizionale in un’app?
La parte più difficile è stata proprio quella progettuale. Nella morra ogni mano si risolve, soprattutto in Sardegna, in una frazione di secondo, tra numeri gridati e mani che si aprono per indicare la cifra scelta. Tradurre quel ritmo in un’interfaccia digitale semplice e immediata è stata la vera sfida di design. L’interfaccia doveva permettere una partita veloce, capace di mantenere quell’immediatezza spinta dall’intuito dei giocatori. Ho inserito quindi un timer per non rallentare l’azione, ho scelto una grafica flat per l’area di gioco, e ho puntato su colori accesi e vivaci e su suoni originali che riproducono l’ambiente gioioso di una festa paesana sarda, per immergere il giocatore in quell’atmosfera magica.
Poi ho costruito un piccolo storytelling attorno a Billy Murra, la mascotte con cui allenarsi prima di sfidare gli avversari reali, e ad altri personaggi di fantasia legati a mestieri o a figure quasi stereotipate dei paesini sardi.
Il riscontro è arrivato oltre le aspettative. SaMurra è stata presentata ufficialmente al Murramundo 2017, il torneo internazionale della morra svoltosi quell’anno in Catalogna, dove, ospiti dell’associazione, abbiamo incontrato i grandi protagonisti di questa disciplina. Vedere poi campioni affermati, ma anche semplici appassionati grandi e piccini, sfidarsi con la nostra app è stata una soddisfazione enorme. In poco tempo l’app ha superato i cinquemila download, con una media di centinaia di utenti al giorno e un pubblico trasversale, dai ragazzi agli adulti, in Sardegna e anche oltre.
Oltre a diverse interviste radiofoniche tra cui una in lingua sarda in una trasmissione della Rai, molte testate hanno raccontato il progetto in quei mesi, era appunto l’era delle startup e una notizia del genere correva velocemente. Alcuni articoli si trovano ancora online, tra questi L’Unione Sarda, La Nuova Sardegna, S&H Magazine, Olbia.it, Gallura Oggi, Notizie Sarde e Contusu. Rileggere oggi questi pezzi mi ricorda perché faccio questo mestiere. Il design non è solo estetica, è il modo in cui un’idea incontra le persone e, anche se di poco, regala scorciatoie e piccole gioie nella vita quotidiana con senso etico e spirito educativo.
Il percorso che ho intrapreso con SaMurra mi ha insegnato cosa significhi progettare con radici e visione d’insieme, prendendo qualcosa di profondamente locale e rendendolo universale senza tradirne l’identità. È, in fondo, lo stesso approccio che applico in ogni progetto di brand identity e di comunicazione. Valorizzare la tradizione e la storia rileggendole in chiave moderna, ma conservandone la bellezza originale, è uno dei principi che guidano il mio lavoro e il mio modo di intendere il design.