Logo & brand identity

Vigne Centro Sardegna

Vigne Centro è una cantina che unisce diversi produttori del Centro Sardegna. Il concept proposto deve comunicare l’importanza geografica e qualitativa dei prodotti ottenuti mostrando esplicitamente e iconograficamente il significato del nome stesso.

Il tono di voce utilizzato è un connubio tra eleganza e chiarezza, il font Butler (rivisto) e il Montserrat legano con l’icona creata attribuendo all’insieme un ritmo di lettura efficace.
L’icona deriva dalla stilizzazione della Sardegna ottenuta con due soli tratti simmetrici e concentrici quasi per rafforzare il concetto di centralità, e al centro esatto è stato inserita un richiamo inequivocabile alla vigna e al grappolo d’uva. La Sardegna è riconoscibile seppur ottenuta con una sintesi estrema e l’insieme è ben bilanciato.

Le etichette di Krabone e Ventuno si ispirano alla grafica futurista e alle cartoline di Fortunato Depero dedicate alle regioni italiane.

O2Peaks, training su strada

O2 PEAKS è uno studio di preparazione sportiva rivolto soprattutto agli atleti in ambito ciclistico. I metodi utilizzati puntano al miglioramento della prestazione fisica dell’atleta, di cui vengono monitorati i parametri corporei, tra cui il più rilevante è senz’altro il valore dell’ossigenazione sanguigna. Da qui il nome, che richiama i picchi istogrammici dell’ossigeno corporeo.

Il logo conserva un leggero richiamo medico ma soprattutto si rivolge a un target di riferimento inserito e già coinvolto nello sport professionista. Quasi sempre in quest’ambito è necessario un marchio facile, semplice e distintivo, peculiarità che aiutano a emergere tra i competitor di settore.

Il simbolo nasce dalla stilizzazione di un istogramma che indica l’ossigeno in una prestazione sportiva, ma una serie di keyword dovevano essere incluse nel concept. Oltre al movimento aerodinamico, il marchio suggerisce la forma di una montagna, e infatti il metodo utilizzato punta a migliorare le prestazioni dell’atleta soprattutto in alta quota. L’insieme è un connubio perfetto di serietà medica e dinamismo sportivo, e si adatta molto bene a vari utilizzi.

Il font nasce da un’elaborazione del Barlow. È stato ridisegnato il simbolo dell’ossigeno per migliorarne l’interpretazione e sono state rafforzate alcune lettere nella parola PEAKS. Il quadrato nel pittogramma contestualizza la stilizzazione del picco delle onde in una sorta di sistema statico, come un grafico appunto, creando un bello scambio di equilibri.

L’applicazione del marchio in un contesto sportivo è decisamente naturale. Questo tipo di design ha un tono di voce ideale per una collocazione sia amatoriale che professionista. Il simbolo dell’onda può essere utilizzato come elemento distintivo, richiamando il logo senza doverlo necessariamente usare nella sua completezza. Anche l’uso come marchio decorativo funziona molto bene, ed evoca leggermente i grandi brand dello sport estremo.

Itaco, Construction & Engineering

Itaco è un’azienda multidisciplinare collocata nel settore dell’ingegneria edile che fornisce servizi di consulenza e gestione di progetti complessi. Il logo parte da un nome semplice, diretto, conciso che ha bisogno di una simbologia chiara e d’impatto per risultare ben memorabile e contestualizzato nel settore.

Il lettering del logotipo è stato studiato per bilanciare in maniera ottimale le 5 lettere che compongono il nome sbilanciandosi verso la “O” che diventa l’elemento distintivo. Su questa lettera è stato creato un marchio che diventa il fulcro del concept e completa con estrema dinamicità l’equilibrio statico del logo.
Il marchio rappresenta due forme astratte che si inseguono in un movimento centripeto comunicando e unendo i vari concetti espressi dalle keyword multidisciplinarietà, elaborazione, conversione, gestione e costruzione.
Il simbolo è sussistente anche privo di contesto, risultando armonioso, simmetrico ma in continuo movimento.

La palette cromatica percorre un ventaglio di colori accesi, freschi e luminosi, che mettono in mostra il brand con un tono di voce diretto e coraggioso. Il richiamo al giallo utilizzato nei cantieri, accostato al bianco del fondo e al nero puro per le scritte diventa ottimale per una comunicazione rassicurante e tecnica, adatta al settore ingegneristico.
Il font San Francisco, diventa un ulteriore asset estremamente leggibile e ottimo per attribuire un tono scientifico all’identità visiva.

Il connubio tra forme, colori e font conduce a composizioni semplici ed efficaci che consentono l’utilizzo di immagini poco elaborate e non necessariamente post prodotte. L’utilizzo allargato del marchio consente di creare un fondo ideale per la presentazione di prodotti, oggetti o concetti. Con questa formula basta davvero poco per ottenere una buona consistenza del brand e una eccellente incisività.

IGEA, innovative projects for technological and sustainable urban spaces

IGEA è un ente che si inserisce nell’Università di Cagliari per rafforzare il ramo tecnologico con la creazione di progetti sostenibili, al fine di rendere migliori le nostre città. L’idea nasce dall’associazione Materialia con la collaborazione dei dipartimenti di ingegneria meccanica, biomedica, chimica ed elettronica.
Il concept si basa sull’accostamento del green nella geometria degli spazi urbanistici, inteso sia come accostamento fisico che come approccio nella creazione di nuove tecnologie sostenibili.

Il font utilizzato (anche nelle lettere logo) è il San Francisco, una famiglia che molte applicazioni utilizzano nella propria User Experience, collocando automaticamente il brand in un immaginario tecnologico.
La scelta cromatica si abbina bene sia con un contesto tecnicnologico che naturalistico; i singoli colori risultano leggermente desaturati per conferire maggiore matericità. L’aggiunta della stilizzazione di una foglia suggerisce il completamento della lettera A, inoltre aggiunge un elemento naturale che ammorbidisce la rigidità delle lettere.
Il payoff del logo utilizzerà il San Francisco sia in versione lowercase che in quella in uppercase con la variante bold del font, alleggerita all’occorrenza dall’inserimento di brevi parole scritte in handwriting (tav. 1).

L’accostamento tra solidi artificiali e elementi naturali anticipa quel che sarà il compito principale di IGEA, ovvero creare un armonia tra tecnologia e natura per un futuro migliore.

Fairplay Lovers

Fairplay Lovers è un’organizzazione basata sulla creazione di eventi sportivi finalizzati all’aggregazione e alla valorizzazione dei principi buoni dello sport.
La brand identity si muove intorno a 3 elementi fondamentali: il segno grafico dello smile, che a seconda dell’utilizzo può significare tante cose (il superamento di un ostacolo, il movimento, l’unione), il font Cocogoose, un sans serif con gli angoli arrotondati (un font sorridente) che evoca modernità e dinamicità, e infine i colori 3 colori saturi più il nero e un grigio cielo.
L’identità visiva in questo caso va a pescare da un taglio fotografico amatoriale, questo per evidenziare maggiormente l’approccio umano e solidale dell’organizzazione.

Monte ‘e Pischina, Agricola GIACU

Agricola GIACU aveva la necessità di creare un’identità alternativa alla sua nuova produzione di vini. La collezione comprende una bottiglia di Nebbiolo, un Bovale e un Mandrolisai Superiore.

Lo studio del design si sviluppa intorno al vino più particolare di questa serie, il Nebbiolo.
Il Nebbiolo è un vitigno piemontese difficile da lavorare e mai prodotto nel territorio del Mandrolisai. Per questo è stato studiato un concept che valorizzasse questa esclusività unendo tre elementi fondamentali: un pattern che richiamasse la tradizione sarda, la stilizzazione della foglia di Nebbiolo e l’impaginazione a epigrafe tipica delle etichette piemontesi.

L’ispirazione per il design parte appunto dallo studio delle bottiglie classiche piemontesi, con uno sviluppo solo frontale e con una impaginazione a epigrafe, molto elegante e di gusto retrò.
Il nome “Filare 40” suggerisce le 40 filari che la cantina GIACU ha dedicato al Nebbiolo ed era l’età del fratello più piccolo della famiglia. Il logo del vino è stato quindi studiato con un font nobile, graziato ma molto fluido e leggero.
Il font utilizzato nel nome del vino, il Gabriella, ha un tono di voce editoriale e leggermente vintage; il suo disegno è curatissimo in ogni dettaglio ottenendo una completezza davvero rara.

Il pattern decorativo richiama i tappeti artigianali del territorio. Si abbina bene con il font handwritting che indica il nome del territorio in cui sorgono le 40 filari di nebbiolo, Monte ’e Pischina. Altre trame simili sono state progettate per gli altri vini “fratelli” che completeranno la serie.

Insieme al Nebbiolo, nella serie di vini Monte ‘e Pischina, GIACU propone un vino Bovale ottenuto dalle uve di Muristeddu e un Superiore, ricavato da un blend di Cannonau, Monica e Muristeddu (Mandrolisai). Anche per queste due etichette sono state stilizzate le foglie delle principali uve a cui sono state abbinate delle palette specifiche.
Il Nebbiolo utilizza un colore tendente al rosso e una trama con rombi, il Bovale, avendo una foglia più morbida nei contorni, è stato controbilanciato con un pattern lineare e un colore sul verde ottenendo una buona armonia e conservando una buona facilità di lettura. Il Superiore utilizza una pattern più aurico e un colore tendente all’ocra, che aiuta ad attribuire a questa bottiglia una sensazione ulteriore di preziosità.
L’unione dei 3 pattern verrà utilizzato nei packaging che raggrupperanno i tre vini.

GDF, Mandrolisai DOC

GDF è l’acronimo di un produttore di vino che ha scelto di realizzare una bottiglia in edizione speciale come omaggio da regalare ad amici e persone care. L’idea nasce dal desiderio di trasmettere non solo la qualità del vino, ma anche un’esperienza estetica che richiamasse un gusto retrò, attraverso una grafica dal sapore vintage.
L’etichetta si ispira alla grafica dei primi decenni del Novecento, periodo in cui le bevande, e in particolare i vini, venivano accompagnati da un immaginario visivo fortemente caratterizzato dall’uso della geometria. Linee solide, forme essenziali e simmetrie nette erano gli elementi fondamentali per conferire autorevolezza e durevolezza ai marchi.

Il colore dominante della bottiglia è un rosso acceso, scelto non a caso: esso riprende il tono intenso della cera lacca tradizionalmente utilizzata per sigillare le bottiglie. Questo dettaglio diventa così un ponte simbolico tra passato e presente, evocando la cura artigianale e la ritualità di un tempo.
Il vino contenuto in questa edizione speciale è un Mandrolisai DOC, espressione autentica della tradizione vitivinicola sarda.

Rebranding Terrantiga

Terrantiga è la più grande produttrice di miele in Sardegna.
La sua attività procede con passione dal 1890 e su questo presupposto si basa il nuovo concept.

Il nuovo logo è la sintesi dei precedenti, rivisti con una carattere più storicizzante e romantico, dando maggiore importanza alla storia secolare della cooperativa e rinunciando al tratto “comic” che è stato adoperato finora sopratutto nel marchio e in alcune linee di prodotto. Permane, invece, il richiamo ai 4 mori e la stilizzazione, seppur diversa, delle api.

La versione proposta è stata utilizzata dall’azienda solo parzialmente, verrà introdotta in maniera più dilatata congruamente a una strategia di marketing più prudente.
L’azienda ha tanti valori etici e molari che poi si riflettono sulla qualità del prodotto. Nel payoff viene esplicitato, ad esempio, il non utilizzo di api ibride ma solo di api sarde.
Il font è stato costruito su misura per vivere in perfetta simbiosi col marchio.
Gli elementi sono autosufficienti anche se adoperati in maniera isolata, e sopratutto con il marchio è possibile creare dei motivi di riempimento che sono utili al rafforzamento della consistency identitaria.

Look at me, marketing and advertising strategies

Look at me è un’agenzia di web marketing che studia strategie mirate alla visibilità di un’ampia tipologia di clienti. Il nome è molto esplicativo e assume nel significato un tono di voce egocentrico ed esplicito. Per questo motivo è stato pensato un concept che si ispirasse a una grafica molto tipografica come quella con cui Paula Scher condizionò il graphic design newyorkese di fine secolo.

Per la creazione del logo è stato utilizzata una distorsione della font family Public Sans. I diversi pesi e la esagerazione prospettica attribuiscono al logo una lettura onomatopeica, simulando, un po come succedeva nel dadaismo, un urlo che grida appunto “look at me”.

La palette cromatica doveva avvalersi di tonalità accese e molto sature che riprendessero lo stile vivace e fresco del logotipo seppur mantenendo una certa eleganza ed un’attitudine comunque minimal.
A questa tipologia di logo può essere abbinata una grafica che gioca e si diverte con vari effetti grafici, riprendendo lo stile dei manifesti ideati dalla Scher per Public. Il font utilizzato e abbinato al logo è il Google Font gratuito Public Sans, con un leggero letter spacing che lo rende più cool e moderno.

Miele Argiolas

Il Miele Argiolas è un prodotto pregiato che punta a un mercato di nicchia. La sardità del brand è già esplicita nel cognome di famiglia, non necessita quindi di un rafforzativo visivo, piuttosto è stata esaltata la qualità del miele, la morbidezza e il colore, creando un logotipo wordplay.

La parola “miele” sembra formata da un filo di miele che si adagia sulla scritta, esprimendo tutti i suoi valori qualitativi. Il modo in cui è scritta, tra l’altro, ricorda il volo di un’ape, una danza delicata che si contrappone alla rigidità e al gusto più Déco del brand. Nell’etichettatura è stata ripresa la linea minimal, ma con uno stile leggermente vintage. Per i contenuti sono stati selezionati due font complementari, il Butler graziato dei titoli e il Montserrat dei paragrafi. I colori appartengono a un mondo luxury, esaltando la brillantezza del miele e creando dei contrasti cromatici molto eleganti. Per ogni qualità di miele è stato creato un disegno che rappresentasse il fiore in uno stile molto vicino alle tecniche dell’incisione sul metallo, come la puntasecca o l’acquaforte. Vengono così creati degli accostamenti che richiamano le grafiche della Belle Époque, a cavallo tra il tradizionale e la nuova ondata Liberty.

Il logo si presta molto bene anche a un utilizzo decontestualizzato, su una comunicazione più “pop”, lontana da un’interpretazione vintage.