Davide Onida Estetica nel logodesign

Il processo creativo

Le fasi di creazione di un logo

La creazione di un logo, per me, non è mai un atto isolato, ma un processo fatto di fasi precise.

Si parte sempre dall’analisi dei competitor. Questa fase mi serve per capire il livello comunicativo di quella fetta di mercato, il tono di voce generale e il mood che caratterizza quel settore. Non per copiare, ma per comprendere dove posizionarsi e come differenziarsi, traendo vantaggio dal livello di comunicazione già esistente.

Si passa poi al brainstorming, analizzando i materiali del cliente. In questa fase cerco dettagli, elementi e suggestioni che possano rendere il logo distintivo e raccontare in modo efficace ciò che il cliente rappresenta nel mercato. Spesso il simbolo nasce dalla fusione di più elementi, oppure riesce a suggerire e raccontare più aspetti all’interno di un unico segno.

Dopo il brainstorming arriva la fase di sketching: tutte le idee vengono buttate su carta, con una penna. È qui che inizia la selezione vera e propria, dove capisco cosa va scartato e cosa, invece, potrebbe funzionare e merita di essere sviluppato.

Segue la digitalizzazione, il momento in cui gli sketch diventano grafica. In questa fase entrano in gioco la tecnica, le regole estetiche della Gestalt e l’esperienza maturata nel tempo attraverso l’uso dei programmi vettoriali e dell’intero ecosistema grafico.

Infine c’è la contestualizzazione: la scelta dei colori, dei font e una selezione di immagini che mostrano come il logo può convivere all’interno di un ecosistema visivo coerente. In questa fase creo anche le tavole grafiche, in cui illustro e racconto tutto il processo creativo al cliente, spiegando le scelte fatte e il perché di ogni passaggio. Cerco volutamente di estraniarlo dal ruolo che ricopre all’interno della sua azienda, portandolo verso il punto di vista di chi non lo conosce e vede il suo brand per la prima volta. Cerco di presentare il processo creativo raccontando le tavole grafiche con cui espongo il logo e l’azienda che rappresenta come se lo stessi presentando a una platea. È proprio in questo momento che il cliente si vede nella sua nuova veste, attraverso gli occhi del target a cui si rivolge, il logo smette di essere “suo” e inizia a diventare uno strumento di comunicazione verso gli altri, ed è qui che il logo inizia davvero a vivere.

Lo stile del designer e il valore del gusto

Un aspetto fondamentale è il ruolo del designer. Un buon logo non è solo ben fatto: è il risultato di scelte consapevoli che tengono insieme identità, contesto e funzione e, ovviamente, anche il gusto estetico.

Il designer deve saper trovare il modo di creare qualcosa di efficace. In questo processo entrano in gioco tecnica, esperienza e capacità di sintesi, e il diverso bilanciamento di questi elementi determina, nel tempo, lo stile che ogni designer sviluppa ed esprime.

Il gusto non è mai casuale: nasce dalla sensibilità, dalla cultura visiva e dalla capacità di bilanciare significato e significante.

È proprio questo equilibrio che permette di staccarsi dalla “pangea” di loghi piatti, tutti uguali, oggi ancora più evidente anche a causa dell’uso indiscriminato dell’intelligenza artificiale. La differenza non sta nello strumento che si utilizza, ma nelle idee e nel giusto equilibrio di tutti questi aspetti messi insieme.
In un panorama sempre più omogeneo, il valore dell’identity designer sta nella capacità di distinguersi non attraverso lo stile fine a sé stesso, ma attraverso il proprio valore umano e professionale: esperienza, sensibilità, visione critica ed empatia nel saper ascoltare il cliente. È questa differenza che permette di creare identità autentiche, capaci di andare oltre la grafica e diventare relazioni riconoscibili e durature.

Davide Onida Estetica nel logodesign